Il lavoro dei sogni [non esiste?]

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Vi ricordate quando vi parlavo di abbandonare la comfort zone? Ok l’ho fatto e ne sono soddisfatta, in qualche modo. Ho provato a me stessa che le sfide mi attirano ancora, anche se in questo caso si trattava solo di un semi - abbandono..

Ultimamente ho ricominciato (beh forse non avevo mai smesso) a riflettere sulla mia vita e sulle mie decisioni, e sebbene nella comfort zone non ci sia ancora rientrata, ho anche realizzato che la strada nuova sarà anche per certi lati più fiorita, ma forse quelli che vedo sono solo fiori di plastica, senza nessun profumo. E questa strada sembra anche non portarmi da nessuna parte, sembra essere un sentiero senza sbocco nel quale fino pochi giorni fa non vedevo più né l’entrata né tantomeno la fine.

Ogni giorno poi passo davanti alla statua di Nelson Mandela intitolata Long walk to Freedom.

Che c’entra questo?

Beh ve lo spiego subito.

Io sono una persona che crede molto nei segni e non lo ignoro mai. Questa frase che leggo ogni giorno, stampata sul marciapiede, mi porta a tantissime riflessioni, riflessioni sul significato di libertà (che non mi metto nemmeno a paragonare il mio desiderio di libertà con quello di Mandela, ci mancherebbe), su quelle prigioni mentali che spesso ci creiamo. Queste riflessioni mi hanno portato a considerare che esistono due tipologie di persone, i cosiddetti animali da ufficio, e gli animali solitari gli spiriti liberi, quelli che amano il rischio e che il lavoro da dipendente lo sentono addosso come un vestito decisamente troppo stretto.

Long walk to freedom

Non sto neanche a chiedervi secondo voi che animale sono io, perché credo sia piuttosto chiaro!

Queste mie considerazioni mi fanno da un lato soffrire sempre più durante le mie otto ore di prigionia, dall’altro alimentano la mia mente, mantenendola viva e sempre alla ricerca di qualcosa.

Credo che il lavoro dei sogni non esista veramente. Un lavoro, è pur sempre lavoro.. Ma impiegare il nostro tempo a fare qualcosa che ci piace veramente, qualcosa che sia più di un lavoro, che sia una vera passione è possibile.

Alcuni hanno la fortuna di fare questo lavoro come dipendenti, altri devono andarselo a cercare o a creare.

Questo mio spazio che cresce pian piano giorno dopo giorno, mattone dopo mattone sta diventando la mia grande passione. Voglio condividere con voi le mie esperienze, i miei consigli, le cose assurde che ho fatto e voglio tenervi compagnia. Vorrei appassionarvi e incuriosirvi giorno dopo giorno.

Siccome mi ritengo una persona mentalmente vivace e creativa, sto portando avanti anche altri progetti e collaborazioni paralleli al blog che spero un giorno possano permettermi di dedicarmi a questa mia passione a tempo pieno, per far si che le mie giornate non siano più cupe e tristi, che il mio sorriso possa illuminare la giornata di qualcuno, che il mio talento nascosto possa diventare un contributo importante.

Oltre al grande Nelson, chi altro ha contribuito ad ispirarmi per questo post?

Primo fra tutti la mia “Bibbia”, il sito di Nomadi Digitali che avevo già avuto il piacere di citare.

Un articolo interessante che ho letto su Linkedin pochi giorni fa

L’esempio di alcune persone che ho conosciuto più o meno recentemente che ammiro molto e che vedo felici e realizzati in quello che fanno!

 

 

 

malaikadany

Nata in Italia nel 1980 con l'immenso desiderio di viaggiare e conoscere luoghi e culture sempre nuove. A 28 anni mi sono trasferita in Kenya dove ho vissut anni stupendi. Al momento mi trovo in Olanda con la mia splendida bambina e viaggio appena posso.

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Nessuna risposta

  1. dorotea ha detto:

    ho trovato il tuo blog per caso questa notte, quando non riuscendo a dormire mi sono messa a cercare notizie sul giardino giapponese a Den Haag. E mi sono messa un po’ a leggere in giro per i tuoi post. La cosa mi ha colpita: un’italiana espatriata in Olanda (“perchè poi?”) che vive a pochi passi da me - io sono ho casa a Rijswijk al momento - e che ha i miei stessi dubbi su futuro, lavoro e libertà, passione e dorvere, la notte in cui non riesco a dormire per questi pensieri.
    Quasi ti direi, caffè? 🙂

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