Però vi prego, non chiamatemi Expat!

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Una volta pensavo che Expat fosse il termine riferito a tutti colori che lasciano il proprio Paese di orgine per andare a vivere all’estero.

Dopo poco dal mio arrivo in Olanda, ormai più di cinque ani fa, ho capito che non ero assolutamente una Expat ma solo una semplice emigrata.

Di quelle con la valigia di cartone per intenderci, non molto diversa dai milioni di migranti che arrivano anche in Italia – e non parlo dei clandestini, che poveri hanno storie ben più tragiche alle spalle – ma da chi arriva in Italia, con pochi soldi ma tante buone speranze dai più svariati Paesi del mondo.

Io l’Olanda me la sono sudata.

L’Expat è una versione privilegiata, che arriva già con contratto in mano, con tutta la famiglia, il più delle volte con casa, scuola e auto pagate dall’azienda. E’ diciamo un cervello in fuga, se proprio vogliamo stereotipare.

Anche se a volte sono molto in fuga con un po’ meno cervello, ma sicuramente un buon titolo e un buon lavoro che gli permette di essere assunto all’estero.

Diciamo che per me l’Expat ha raggiunto una sorta di connotazione negativa, in quanto inquadro in questa parola persone altamente distanti dal mio modo di vivere, rinchiusi in una bolla fatta di amicizie solo expat, scuole private, club per expat, strade per expat, palestre e dottori per expat. Una sorta di serie A della città diciamo, un club privato accessibile solo da altri Expat.

Se inizialmente questa sorta di status mi faceva gola, con il passare degli anni invece ho iniziato ad aprezzarlo sempre meno, ad evitare le zone frequentate dagli expat e a trovarmi ad indossare una maschera di cera quando mi devo trovare con loro.

Basti considerare che dal vivere nella più posh e white Scheveningen, che personalmente trovavo anche piuttosto noiosa, sono passata ad un quartiere multietnico e popolato principalmente da altri emigrati, di prima o seconda generazione, ma sicuramente molti meno expat.

Perché la perfezione dopo un po’, almeno a me, annoia parecchio.

Ovviamente non posso generalizzare, ci sono anche Expat normali in mezzo al resto delle pedine del Monopoli, persone che sono Expat per le loro competenze e lavori ma che si comportano totalmente da emigrati, e non vivono nella bolla di vetro della home far from home ma cercano di integrarsi e si danno davvero da fare per conoscere e capire la cultura che li ospita.

Ma io sono ben contenta ed orgogliosa del mio essere emigrata, anzi qui Immigrata.

Mi sono sudata, e lo faccio tutt’ora, fino all’ultima goccia ogni minimo privilegio che posso avere in questo Paese.

Dal lavoro part time ai rapporti con il Belasting, dal far valere i miei diritti in quanto non essendo olandese ne expat sei praticamente considerato zero sia per il governo che nei negozi – se ad esempio vuoi comprare qualcosa a rate- fino all’aver diritto alla casa sociale o ad altre agevolazioni che lo Stato riserva solo in alcuni casi, e se sei straniero e non parli la lingua te li fanno sudare il triplo.

Detto questo, per tutti coloro che mi scrivono che desiderano venire a vivere in Olanda, di quanto si siano innamorati di questa terra etc etc:

  • Armatevi di pazienza, sudiate e informatevi.
  • Internet è fonte inesauribile di risposte, molto spesso basta digitare su google la propria domanda e ci avrete messo meno tempo che a scrivere una mail.. Se poi non trovate la risposta, allora provate a guardare qui sul mio blog o su www.vivereamsterdam.com, dove troverete tantissimi articoli utili.
  • Non pensate che sia facile, bisogna ingoiare tanti rospi e faticare non poco, ma con molta pazienza potrete farcela anche voi!

Ma poi, l’Importante non è essere felici?

 

 

 

malaikadany

Nata in Italia nel 1980 con l'immenso desiderio di viaggiare e conoscere luoghi e culture sempre nuove. A 28 anni mi sono trasferita in Kenya dove ho vissut anni stupendi. Al momento mi trovo in Olanda con la mia splendida bambina e viaggio appena posso.

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Una risposta

  1. Daniele ha detto:

    Ciao Daniela,
    Mi ritrovo molto in quello che hai scritto… io sono arrivato come ‘expat’ e ho vissuto il primo periodo nella bolla che hai descritto. Una bolla divertente e senza problemi, devo ammetterlo.
    Ma anche superficiale e individualista!
    Col tempo mi sono distaccato dagli expat e ho iniziato a sentirmi un immigrato. Ora non so più che sono a dire il vero!

    Ciao

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