Essere mamma all’estero (senza i genitori!)

Non avevo mai riflettuto, o pensato, che potesse essere qualcosa di davvero speciale crescere un figlio all’estero da sola, senza l’aiuto dei parenti o dei parenti acquisiti.

Ho cresciuto la mia prima figlia, Emma, tra Italia, Kenya e Olanda.

Lei è selvatica, si adatta a tutte le situazioni, parla fluentemente 3 lingue e non considera nessuno “diverso”.

Se è pur vero che i primi due Paesi non contano, in quanto c’erano le famiglie, in Olanda non avevamo proprio nessuno ad aiutarci.

Sunset in Scheveningen

Ci siamo trasferiti in Olanda con Emma che aveva appena un anno e mezzo.

Quando sei solo con un bambino, all’estero, tutto diventa più complicato: non puoi andare in giro a cercar lavoro con la piccolina dietro, devi organizzarti colloqui vari in modo tale che l’altra metà possa gestire la piccola, e anche quando si comincia a lavorare diventa tutto un grande, enorme, infinito CAOS.

Nel mio ufficio si facevano turni, in un orario variabile tra le 8.30 del mattino e le 19 di sera, ma l’asilo chiudeva alle 18.30 ad esempio. E ora lo stesso problema si ripresenta con la scuola, che apre alle 8.30 ma io devo cominciare a lavorare alla stessa ora.

E quindi giù di amiche, babysitter, o genitori di amiche di scuola ai quali devi mollare tua figlia con un enorme sorriso e un Pleeease!! 

Eh sì, perché le babysitter non costano poco, e quando il tuo stipendio ti permette a malapena di arrivare a fine mese cerchi di risparmiare davvero su tutto.

La cosa principale per assicurarsi un minimo di aiuto, quando non ci sono nonni o zii nei paraggi, è instaurare ottime relazioni con genitori di compagni di scuola o comunque una buona rete di amici, che hopefully ci aiuteranno nel momento del bisogno.

Avere un figlio in Olanda

Cosa succede se siete in dolce attesa e vivete in Olanda, senza mamma e papà, fratello e sorella, zio e zia?

Non preoccupatevi.

C’è chi si lamenta e chi lo trova fantastico, e io sono per questa seconda versione onestamente.

Ho la fortuna di poter paragonare due esperienze, entrambe stupende e miracolose per quello che mi hanno regalato, ma non facili.

Emma è nata in Italia. Aleandro è nato in Olanda.

Con la gravidanza di Aleandro sono stata estremamente molto più rilassata, l’ho vissuta senza le milioni di paranoie che ci riserva il sistema italiano, e non parlo solo dei medici ma anche di tutti i parenti che ci ripetono: stai attenta, non fare quello, non fare quell’altro, non mangiare quello, prendi quegli integratori, non stare al sole, etc etc…

Giusto per fare un esempio, sono andata in bicicletta fino a pochi giorni dal parto.

In Olanda, come mi disse la mia amica Marianna, ti dimentichi di essere incinta.

Se tutto procede bene, i controlli sono davvero sporadici, così come analisi varie. Si viene assistite durante tutta la gravidanza dalle midwife, qui chiamate Verloskunde, che sono una sorta di ostetriche.

Il ginecologo potete dimenticarvelo, a meno che non ci siano ragioni mediche.

Si partorisce in una stanza (se siete in ospedale e se potrete avere un parto fisiologico) e in linea di massima dopo due ore potrete tornare a casa.

Se per qualche motivo volete restare in ospedale, le spese saranno a carico vostro (a meno che non abbiate un pacchetto apposito con l’assicurazione sanitaria) ma verrete trattati come in hotel.

Una volta tornati a casa ci sarà la Kramzorg ad aiutarvi, una signora che si prenderà cura di voi, della casa e di vostro figlio per circa una settimana, così che voi possiate riposarvi e non stancarvi troppo.

Io non ho avuto la fortuna di averla perché siamo rimasti in ospedale un po’ di più, ma per esperienze di molte amiche, so che questa kramzorg è davvero una man Santa.

In tutto questo vi mancheranno i vostri parenti, ma scatterà qualcosa dentro di voi, quell’istinto di sopravvivenza, che purtroppo troppo spesso viene represso e lasciato chiuso da qualche parte, a favore dell’aiuto di tutti gli altri.

Quando sei sola e hai dei figli, non hai possibilità di scegliere: ce la devi fare.

Tutto è possibile, nulla è facile e andrete incontro a momenti difficili, esaurimenti, urla, stanchezza infinita.

Va bene così, è davvero tutto normale.

Essere in un Paese comunque straniero, senza le vostre sicurezze, può spaventare o farvi insorgere una gran bella dose di malinconia a volte, ma non dovete mollare mai e continuare a pensare che ce la farete.

Sarà davvero del tutto normale perdere la pazienza per l’ennesima volta che chiedete a vostro figlio/a di mettere a posto quelle scarpe e ancora le ritrovate sotto al tavolo della cucina, e la tentazione di lanciarle fuori dalla finestra si impossesserà di voi annebbiandovi il cervello.

Confrontatevi con le altre mamme, per scoprire che non è vostro figlio che vi fa impazzire, ma lo sono tutti i bambini. La pazienza non è il vostro forte e a volte volete solo del tempo per voi stessi per non perdere la testa, allora chiedete aiuto e organizzate anche solo un playdate con l’amichetta di scuola, o se avete figli molto piccoli chiedete al vostro compagno o ad un’amica di aiutarvi un paio d’ore mentre voi vi fate una passeggiata all’aria aperta.

 

Ma soprattutto, credete in voi stesse. Non esistono mamme perfette, ma esistono mamme coraggiose.

Post dedicato a tutte le mie amiche mamme, e a quelle che lo stanno per diventare.

Se anche voi vivete all’estero e volete raccontarmi la vostra esperienza, in positivo o in negativo, lasciatemi un commento qui sotto!

 

 

 

 

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3 Risposte

  1. Paola ha detto:

    La storia di Malaika è super interessante, effettivamente la gravidanza super medicalizzata in Italia è un’ansia! Ho un’amica che è incinta adesso e non fa altro che prenotare visite e fare esami… dovremmo farci ispirare un po’ di più dall’esperienza olandese 🙂

    • malaikadany ha detto:

      Ciao Paola! Vero, avendole provate entrambe (Italia ed Olanda) posso dire che qui l’ho vissuta con molte meno ansie! Forse sarà anche perché era la seconda gravidanza, ma qui in generale si vive con molte meno ansie! Grazie per il tuo commento!

  1. 11 ottobre 2018

    […] Crescere dei bambini all’estero non è facile quando non si hanno appoggi, non ci sono nonni o zii pronti ad aiutarti ma puoi contare solo tu te stesso (e ne avevo già parlato in questo post) […]

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