Crescere un figlio all’estero

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Emma Skate

Io prima di avere Emma ero la persona davvero più lontana dall’essere mamma al mondo. Non ho mai avuto l’istinto materno, mai desiderato tenere in braccio un neonato, mai invidiato chi aveva figli.

E poi è arrivato il raggio di sole più bello del mondo.

E mi hanno mollata completamente sola con Lei fin dalla prima notte in Ospedale.. Io che non sapevo cosa farci di quel cosino così piccolo, che non sapevo nemmeno come tenere in braccio.

E per fortuna che siamo rimaste sole, perché quella prima notte ha contribuito a creare quel Io & Lei che siamo ora, indipendenti, selvagge, ribelli, e super complici.

Non ho mai voluto dar giudizi sul come crescere un figlio, perché davvero sono la persona meno adatta, eppure sento spesso dirmi che ho fatto un ottimo lavoro con lei, e non c’è nula che possa riempirmi di orgoglio di più di sentire queste cose.

Emma sta crescendo fuori dagli schemi, e se anche probabilmente sarebbe stato così se avessimo vissuto in Italia, di sicuro gran parte del merito sta nel fatto che viviamo all’estero e siamo assolutamente fuori da tanti schemi mentali preconfezionati e prestabiliti in cui si rischia spesso di incappare quando si hanno figli.

Qui in Olanda i bambini crescono in maniera molto più indipendente ( forse troppo) rispetto all’Italia, dove siamo abituati ad essere iper protettivi e premurosi.

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Crescere un figlio all’estero vuol dire, inevitabilmente, adattarsi un pochino ad usi e costumi del luogo, soprattutto quando i bambini crescono e vanno a scuola.

Se sono rimasta subito sconvolta dalla propaganda per il pranzo con pane e margarina ( e comunque un po’ di buon senso mi è rimasto) è vero che ora, dopo quattro anni di vita in Olanda, non facciamo più un vero e proprio pranzo ma mangiamo un panino al volo in bici, o un croissant, o quel che capita.. E ceniamo presto, molto presto: in questo modo riusciamo a goderci in pieno tutta la giornata, Lei va a letto presto la sera perché stanchissima, e io ho tempo di finire le mie cose. E se poi è estate, nelle lunghe serate calde, o ceniamo al Parco o subito dopo cena usciamo di nuovo per andarci a godere un tramonto in spiaggia.

Il trucco sta nel non avere abitudini fisse. Così diventiamo molto più flessibili e adattabili ai cambiamenti.

Se mi capita di mangiare un pasto normale a pranzo, seduta a tavola, giuro che mi fa strano.

Un’altra differenza che ho notato rispetto all’Italia è sicuramente l’abbigliamento.

Ora, io ho una figlia femmina, ma giuro che anche per i maschietti qui c’è molta libertà: può tranquillamente capitare di vedere una piccola biancaneve entrare in classe a scuola, un giorno qualsiasi della settimana, con tanto di corona.. O un bambino con la tuta di Hulk.

Oppure vedete Emma che si è messa tutti i colori che poteva trovare nell’armadio e i calzetti rigorosamente diversi, perchè fa cool.

E io la lascio fare, perché è giusto che sperimenti e impari a trovare ( speriamo) gli abbinamenti giusti.

Crescere un figlio all’estero significa, spesso, cavarsela da soli: perché ti ritrovi in un Paese che non è il tuo, con una lingua che non padroneggi bene a volte, con abitudini diverse da quelle che conosci.

Per crescere un figlio all’estero bisogna imparare ad essere molto flessibili e ad iniziare a pensare che, forse, non tutto ciò a cui siamo abituate sia necessariamente giusto, ma cercare di adattare il nostro stile di vita al posto dove ci troviamo, magari portando qualche nostra abitudine ma lasciandone altre.

Io amo vivere all’estero, perché amo sentirmi cittadina del mondo, prendere il meglio di ogni cultura, riadattarla e farla mia. Perché è così che anche Lei sta crescendo, abituata a confrontarsi con culture diverse senza vedere il diverso in loro.

 

malaikadany

Nata in Italia nel 1980 con l'immenso desiderio di viaggiare e conoscere luoghi e culture sempre nuove. A 28 anni mi sono trasferita in Kenya dove ho vissut anni stupendi. Al momento mi trovo in Olanda con la mia splendida bambina e viaggio appena posso.

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2 Risposte

  1. Valeria ha detto:

    Mi sono completamente rivista nel tuo post! Ho anch’io un bimbo di 3 anni e viviamo all’estero ad Anversa (quasi vicine).
    È tutto vero! Qui i bambini sin da piccoli vengono abituati all’indipendenza.
    Una settimana fa con la classe sono andati in gita e la cosa buffa è stata la preoccupazione dei nonni e zii italiani ! Non facevano altro che dirmi:”ma non è un po’ troppo presto ” ” tu non vai?” ” non farci stare in pensiero”!
    Poi non parliamo di quando si ammala…Per i medici 40 di febbre e’ solo una situazione normale…Certo consigliano sempre di tenere il bambino sottocontrollo senza accanirsi farmaceuticamente …ed anche qui partono le telefonate : ” sei sicura che questi medici siano competenti” ” cosa ..gira per casa scalzo???” ”

    Si vivere all’estero apre completamente la mente ed è una sfida almeno per me affrontare anche le difficoltà !!!

    A presto

    • malaikadany ha detto:

      Ciao Valeria! Ahahah già, ogni volta che andiamo in Italia abbiamo seri problemi di adattamento… Gira a piedi nudi in casa in inverno?? Va in giro senza cappello e senza sciarpa a 5 gradi? All’inizio magari faceva strano anche a noi, ma poi ci si abitua e si cerca di trarre il meglio da ogni popolo.. Solo avendo la mente aperta al “diverso” si può imparare qualcosa di utile.. Finché rimaniamo ancorati che le nostre abitudini sono le sole giuste, lasciamo poco spazio ad altre alternative possibili.
      Un abbraccio!!!

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